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Caro carburanti- Intervista al Presidente di Confindustria L'Aquila Ezio Rainaldi : "Ripercussioni pesanti, chiediamo interventi mirati e strutturali a sostegno dei settori maggiormente colpiti"


Caro carburanti: si temono ripercussioni su inflazione e potere d’acquisto. Settembre sarà il mese della verità per cittadini e imprese dopo la pausa estiva. Quali sono le ripercussioni economiche attese in regione?

«Settembre non parte di certo con i migliori auspici. In merito ai rincari dei carburanti esprimiamo forti perplessità sulle proroghe generalizzate e di breve durata adottate dal Governo, come il taglio delle accise sul gasolio, limitato al 5 settembre. Misure che riteniamo assolutamente inefficaci per sostenere la crescita.

In Abruzzo, come nel resto d’Italia, le ripercussioni legate al rincaro dei carburanti saranno pesanti. Anche per questo chiediamo interventi mirati e strutturali a sostegno dei settori maggiormente colpiti, come la logistica e l’autotrasporto, e più in generale dell’intero compartoindustriale. La nostra Regione è caratterizzata dalla presenza di importanti poli produttivi, dal Farmaceutico all’Aerospazio, fino all’Automotive, che risentono fortemente della corsa dei prezzi dell’energia e del petrolio. Una situazione che rischia di frenare la crescita economica nel quarto trimestre dell’anno. L’abbiamo già detto nelle scorse settimane e lo ribadiamo: servono misure strutturali. Nessuno ha mai davvero pensato che il costo di gasolio e benzina sarebbe sceso proprio nel periodo delle ferie, tra esodi e controesodi. Ma ora ci avviamo verso la piena ripresa delle attività ed è necessario affrontare concretamente la questione. È matematico: se aumentano i costi energetici per le imprese, si erodono i margini. Al tempo stesso, se famiglie e lavoratori devono spendere di più per far fronte all’impennata dei carburanti, si riducono consumi e acquisti. Non solo perché il potere d’acquisto si contrae, ma anche perché aumenta il prezzo di numerosi prodotti trasportati con furgoni e camion, costi che inevitabilmente finiscono per gravare sul consumatore finale. Uno sconto di 15-17 centesimi sul prezzo alla pompa non incide realmente e non rappresenta un sollievo significativo. La nostra tesi è che misure parziali non siano sufficienti a risolvere un problema che riguarda strutturalmente l’intera filiera produttiva e logistica».

Come ovviare a una situazione che potrebbe prolungarsi in conseguenza della crisi in Medio Oriente?

«Sappiamo quali siano oggi le difficoltà del bilancio dello Stato, ma non possiamo pensare che uno sconto di 15-17 centesimi, peraltro temporaneo, possa rappresentare un reale sollievo. Allo stesso tempo, non possiamo pensare che, di fronte a ciò che accade al di fuori del nostro continente, l’Italia possa agire da sola. La vera riflessione, quindi, è se continuare oppure no lungo questa strada. Questo è il vero tema. Purtroppo, oggi il costo dei carburanti non dipende dall’Italia. L’Europa dovrebbe chiedersi, ad esempio, come mai abbiamo progressivamente perso capacità di raffinazione nel nostro Paese, quando disponevamo di impianti tra i più competitivi. Dovremmo invece puntare a rafforzare la nostra autonomia e le nostre capacità produttive, perché lo scenario internazionale incide direttamente sulla competitività europea e italiana. Le nostre industrie sono strettamente collegate al costo dei trasporti. In Abruzzo, peraltro, le difficoltà di collegamento legate anche alla conformazione geografica del territorio rendono ancora più significativo il consumo di carburante. Abbiamo un dovere: preoccuparci per tempo dei problemi, perché se interveniamo sempre e soltanto nell’emergenza, i margini di manovra diventano inevitabilmente esigui. Se oggi l’Italia non è tra i Paesi più avanzati sul fronte delle energie alternative e se negli ultimi trent’anni non abbiamo avuto una politica energetica sufficientemente lungimirante, è chiaro che le dinamiche internazionali e le politiche dell’OPEC ci espongono maggiormente alle fluttuazioni dei prezzi. Il problema energetico va affrontato seriamente. Occorrono anni per costruire una strategia energetica a livello europeo. Questa battaglia non può essere vinta dal singolo Stato, ma deve essere combattuta a livello internazionale, con una visione di lungo periodo.

Il cambio di impostazione annunciato per le prossime settimane ci trova pienamente d’accordo. Il Governo ha infatti annunciato che, dopo l’attuale proroga, intende passare a interventi selettivi rivolti sia alle fasce più deboli della popolazione sia ai comparti economici maggiormente esposti, tra cui rientra a pieno titolo l’industria. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha richiamato espressamente le esigenze dell’industria, dell’autotrasporto e della logistica. Si è compreso, finalmente, che gli aiuti a pioggia, per quanto possano risultare popolari, non sono la risposta a una crisi di questa portata. La crisi potrebbe essere lunga e ben lontana dall’essere superata. Per questo va gestita con misure strutturali, selettive e ben ponderate».

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