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Federmeccanica: la Congiuntura dell'Industria Metalmeccanica - Sintesi 179^ Indagine.

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Nel secondo trimestre del 2026, le tensioni geopolitiche persistenti e la volatilità dei costi energetici hanno continuato a pesare sull’attività delle imprese manifatturiere. Nel nostro Paese, la produzione industriale resta fragile e i segnali di ripresa risultano ancora discontinui: il tono più vigoroso di inizio trimestre si è poi ridimensionato fino alla frenata di giugno.

 

La debolezza della nostra industria, infatti, emerge chiaramente dagli ultimi dati: nel secondo trimestre dell’anno in corso la produzione è aumentata leggermente, sia in termini congiunturali (+0.4%), sia in termini tendenziali (+0,5%).

 

L’attività produttiva metalmeccanica ha ugualmente rallentato nel secondo trimestre rispetto al primo pur dimostrando una maggiore tenuta nei valori. Tra aprile e giugno dell’anno in corso, infatti, i volumi di produzione sono cresciuti in media dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,2% nel confronto l’analogo periodo del 2025.

 

Nell’ambito dell’aggregato, i risultati di produzione nel periodo sono stati contrastanti nei diversi comparti e questo perché il settore metalmeccanico è fortemente eterogeneo sia per l’inclusione di una vasta gamma di attività produttive sia per le differenti dimensioni che caratterizzano le imprese metalmeccaniche.

 

La tenuta del settore è stata sostenuta soprattutto dalle fabbricazioni di Autoveicoli e rimorchi (+3,2% congiunturale e +13,4% tendenziale) e di Altri mezzi di trasporto (rispettivamente +2,1% e +4,9%). In controtendenza, la produzione di Apparecchiature elettriche che è diminuita dell’1,7% rispetto al primo trimestre e dello 0,9% rispetto al secondo trimestre del 2025.

 

Nel primo semestre del 2026, le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate in media dell’8,3% rispetto al 2025, sostenute soprattutto dai mercati extracomunitari (+9,9%) rispetto a quelli dell’Unione Europea (+6,9%). Le importazioni sono cresciute ancora di più (+11,9%) e il saldo dell’interscambio si è così attestato a circa 23 miliardi di euro, sotto i 25 miliardi registrati nel primo semestre del 2025.

Verso la UE, tra gennaio e giugno del 2026, le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate verso la Francia (+11,0% rispetto allo stesso periodo del 2025) la Germania (+ 5,2%) e la Spagna (+3,5%). Per quanto riguarda i flussi indirizzati verso i paesi esterni alla UE, le esportazioni verso la Svizzera continuano a crescere in modo significativo (+ 118,7% grazie esclusivamente alle vendite di metalli preziosi). In crescita anche le esportazioni verso gli USA (+4,2%), Regno Unito (+2,0%) e Turchia (+1,7%). Sono invece diminuite quelle dirette verso i mercati asiatici di Cina (-4,1%), India (-10,2%) e Giappone (-3,0%).

Infine, con riferimento al fattore lavoro, sebbene nel periodo gennaio-giugno del 2026 le ore di Cassa Integrazione Guadagni complessivamente autorizzate per gli addetti delle aziende metalmeccaniche siano diminuite del 22,1%, rispetto all’analogo periodo del 2025, le richieste di CIGS hanno superato quelle di CIGO, rispettivamente 73,1 milioni e 50,7 milioni. La crescita della CIGS è riconducibile soprattutto all’aumento delle ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali (+62,6%) a fronte del calo di quelle destinate ai contratti di solidarietà (-33,7%).

 

Sulla base dei risultati della 179° indagine che Federmeccanica conduce presso un campione d’imprese associate, le attese sono all’insegna di un peggioramento della congiuntura di settore con le previsioni per i prossimi mesi indicano un calo dell’attività produttiva e un ridimensiona-mento dell’occupazione:


•Scende al 26% (dal 32% della scorsa rilevazione) la quota di imprese che ha dichiarato un aumento delle consistenze in essere del portafoglio ordini;

•Rimane elevata e pari all’11% la percentuale di imprese che valuta “cattiva o pessima” la situazione della liquidità aziendale;

•Il 20% (inferiore al precedente 24%) prospetta incrementi di produzione a fronte di un 27% (in salita dallo scorso 21%) che, al contrario, prevede con-trazioni;

•Si conferma superiore al 70%, la quota di imprese che non pensa di modificare la propria forza lavoro (il 13% prevede aumenti a fronte del 14% che, invece, pronostica ridimensionamenti);

•Il 23% delle imprese intervistate ha attivato procedure per crisi e/o ristrut-turazione aziendale: il 12% ha già fatto ricorso agli ammortizzatori sociali, nel 3% dei casi è prevista una attivazione nei prossimi tre mesi e il rimanente 8% ha dichiarato di essere in fase di valutazione.

 

FOCUS

Il conflitto in Medio Oriente

Anche nel secondo trimestre è proseguito il monitoraggio del conflitto in Medio Oriente e dell’intensità dell’impatto sull’attività aziendale. Il 45% delle imprese intervistate lo considera moderato e il 9% nullo; al contrario, il 46% ritiene significativi gli effetti del conflitto.

Nella precedente indagine, le imprese avevano indicato come principale conseguenza del conflitto in Medio Oriente l’aumento dei costi di energia, trasporti, logistica e assicurazioni. L’attuale rilevazione ha quindi approfondito se, e in quale misura, tali rincari siano stati trasferiti sui prezzi di vendita. In particolare, il 21% delle imprese rispondenti non ha rilevato aumenti significativi dei costi, mentre il 6% ha dichiarato di non aver ancora potuto trasferire i maggiori costi sui prezzi. Il trasferimento degli incrementi sui prezzi di vendita è stato invece trascurabile nel 29% dei casi (fino al 10% del rincaro); ridotto nel 19% (10%-40%) e parziale nel 18% (40%-80%). Il restante 7% delle imprese ha dichiarato di aver trasferito quasi integralmente, oltre l’80%, l’aumento dei costi di produzione sui prezzi di vendita.

 

Nuove opportunità di business

Negli ultimi anni la trasformazione industriale ha accelerato in modo significativo, spinta dalla transizione ecologica, dall’intelligenza artificiale e dalla digitalizzazione. Federmeccanica ha quindi voluto approfondire se, e quali, nuove opportunità di business si stiano aprendo per le imprese metalmeccaniche, anche con l’obiettivo di sostenerne la sopravvivenza e la crescita nel tempo.

È stato condotto un confronto temporale sulle strategie aziendali adottate per individuare nuove opportunità di business, considerando sia il periodo 2022-2025 sia le prospettive dal 2026. Le iniziative più diffuse sono state l’ampliamento del portafoglio clienti nelle filiere produttive servite e le collaborazioni industriali, come partnership, joint venture e reti.

Negli ultimi 12-18 mesi, oltre un terzo delle imprese partecipanti all’indagine ha avviato nuove produzioni in specifiche filiere, soprattutto nell’Automotive (12% dei casi), seguito da Difesa e Sicurezza (9%) e da Navalmeccanica/Cantieristica e Aerospazio, entrambe al 7%. Più della metà delle aziende non ha invece attivato nuove produzioni per la distanza dal proprio core business, mentre il restante 8% è stato frenato da ostacoli, difficoltà o barriere all’ingresso.

 

Relativamente agli ostacoli, il primo indicato è stato la difficoltà di reperire personale con competenze specialistiche (26% delle risposte) e poi l’assenza di certificazioni e/o requisiti tecnici nonché l’impossibilità di superare le barriere regolatorie (23%).

I vincoli finanziari e/o la dimensione dell’investimento rappresentano un impedimento nel 17% dei casi, mentre per il 14% l’ostacolo è costituito da un inadeguato livello tecnologico; nel 10% dei casi la difficoltà sta nella scala operativa così come nella dimensione aziendale e/o managerializzazione; la restante quota di imprese ha indicato altre tipologie di ostacoli.

 

Per quanto riguarda, invece, i vantaggi che le aziende possano aver acquisito in seguito all’attivazione di nuove produzioni, al primo posto si colloca l’ampliamento dei volumi e della qualità delle lavorazioni (25% delle risposte), seguito dall’ampliamento e lo sviluppo delle competenze (22%) e quindi dall’innalzamento del livello tecnologico (18%). Il rafforzamento della capacità organizzativa e l’incremento del valore aggiunto per addetto hanno raccolto ciascuno il 17% delle preferenze, mentre la partecipazione a progetti/partenariati di Ricerca e Sviluppo una percentuale inferiore e pari al 6%; il restante 5% ha goduto di altri tipi di vantaggi.


In allegato trasmettiamo la sintesi della 179^ indagine congiunturale trimestrale sull’Industria Metalmeccanica Italiana.



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