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Sette giorni - Newsletter di Confindustria del 1° dicembre 2023



I temi della settimana

BONOMI: INDUSTRIA 5.0 È LA QUINTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. SERVE ALLEANZA PUBBLICO-PRIVATO


“In­du­stria 5.0 è la quin­ta ri­vo­lu­zio­ne in­du­stria­le. Tut­te le ri­vo­lu­zio­ni han­no al­cu­ne ca­rat­te­ri­sti­che, rias­sun­te nel­le tre "I": sono in­di­stin­te, cioè col­pi­sco­no tut­ti, sono ir­re­ver­si­bi­li, e im­pre­ve­di­bi­li. In uno sce­na­rio così com­ples­so c'è una stra­da prio­ri­ta­ria da se­gui­re: un'al­lean­za pub­bli­co-pri­va­to, un la­vo­ro di squa­dra, dal mo­men­to che ci sarà un im­pat­to in tut­ti i set­to­ri”. Così il Pre­si­den­te Car­lo Bo­no­mi al­l’As­sem­blea di Con­fin­du­stria Al­ber­ghi, sot­to­li­nean­do quan­to il tu­ri­smo ab­bia “bi­so­gno di in­ter­ven­ti di po­li­ti­ca in­du­stria­le spe­ci­fi­ci per il set­to­re” e ri­cor­dan­do il pres­sing di Con­fin­du­stria per "sti­mo­la­re il Go­ver­no a con­si­de­ra­re in ma­nie­ra mol­to im­por­ta­te il so­ste­gno agli in­ve­sti­men­ti" che man­ca­no in ma­no­vra. “Siamo in un momento di grande trasformazione dei processi produttivi che ha impatti sociali e politici: la quinta rivoluzione industriale, che è la somma delle quattro precedenti. Il mio invito è trovare un metodo di lavoro completamente diverso, tutti insieme” ha aggiunto intervenendo all’Assemblea di Confindustria Radio Televisioni. C'è ne­ces­si­tà di in­ve­sti­men­ti, nel­le in­du­strie e nel­le in­fra­strut­tu­re. “Nel 2021 gli in­ve­sti­men­ti sono cre­sciu­ti del 20%, l’an­no scor­so del 9%, que­st'an­no sono a zero. Sen­za in­ve­sti­men­ti il pil non cre­sce. L'in­du­stria ita­lia­na è for­te. Ma non per di­rit­to di­vi­no: dopo il 2008 le azien­de si sono pa­tri­mo­nia­liz­za­te, han­no tro­va­to nuo­vi mer­ca­ti, han­no di­ver­si­fi­ca­to la mer­ceo­lo­gia del­le espor­ta­zio­ni, han­no col­to le op­por­tu­ni­tà del pa­tent box, di In­du­stria 4.0, del cre­di­to di im­po­sta per ri­cer­ca e svi­lup­po”. Poi, intervistato nella trasmissione “L’Aria che tira” su La7 ha detto: "Dispiace che sui temi economici, che dovrebbero essere facili da affrontare, ci sia sempre un'interpretazione politica. Dopo il rimbalzo del Pil nel 2022, ora abbiamo un rallentamento dovuto a tanti fattori che ci riporta in un alveo di crescita che è quello strutturale degli ultimi 20 anni. Ed è su questo che dobbiamo riflettere: noi stiamo crescendo come siamo cresciuti tra il 2000 e il 2019 perché abbiamo problemi strutturali: maxi-debito e mercati bloccati". E ha aggiunto che "bisogna lavorare sui famosi colli di bottiglia, se vogliamo crescere con una percentuale maggiore e avere le risorse sia per aumentare gli interventi di spesa sociale sia per spingere gli investimenti e non essere condannati a dipendere dalle decisioni altrui o da fattori esogeni”. BONOMI: BENE IL DECRETO SULL'ENERGIA E LA REVISIONE DEL PNRR CON I FONDI SUL 5.0


“Sia­mo mol­to con­ten­ti, il DL era sta­to rin­via­to quat­tro vol­te. Va nel­la giu­sta di­re­zio­ne, in­ter­vie­ne per ri­dar­ci un mi­ni­mo di com­pe­ti­ti­vi­tà ri­spet­to a Fran­cia e Ger­ma­nia, che han­no fat­to in­ter­ven­ti di so­ste­gno alla loro in­du­stria, rie­qui­li­bra un po' la si­tua­zio­ne di mer­ca­to”, ha det­to il Pre­si­den­te Car­lo Bo­no­mi com­men­tan­do, a mar­gi­ne del­l'as­sem­blea de­gli in­du­stria­li di Ge­no­va, l’ap­pro­va­zio­ne da par­te del Cdm del de­cre­to ener­gia. Bene an­che la ri­mo­du­la­zio­ne del Pnrr ap­pro­va­ta dal­l'Eu­ro­pa, che con­sen­te di stan­zia­re ri­sor­se per sti­mo­la­re gli in­ve­sti­men­ti del­le im­pre­se: “Ab­bia­mo let­to che ci sa­ran­no a di­spo­si­zio­ne 6 mi­liar­di per la tran­si­zio­ne 5.0, ed è la cosa che ave­va­mo chie­sto”. Ora, ha in­cal­za­to Bo­no­mi, “au­spi­chia­mo che ven­ga­no fat­ti i de­cre­ti ve­lo­ce­men­te e che ven­ga­no ascol­ta­te le ri­chie­ste del­le im­pre­se, per sca­ri­ca­re a ter­ra gli in­ve­sti­men­ti pre­sto e bene”. Re­sta la ne­ces­si­tà di rea­liz­za­re le ri­for­me, che “sono an­co­ra più im­por­tan­ti dei fon­di del Pnrr. Bu­ro­cra­zia, tem­pi del­la giu­sti­zia, fi­sco, la­vo­ro”. Poi sul­le ipo­te­si di re­ces­sio­ne ha det­to: “Non ero così ot­ti­mi­sta pri­ma, non sono così pes­si­mi­sta oggi. L'in­du­stria ita­lia­na ha di­mo­stra­to di es­se­re strut­tu­ral­men­te for­te, dopo il Co­vid, il gros­so rim­bal­zo è sta­to dato dal­la ma­ni­fat­tu­ra e dal­le espor­ta­zio­ni. Dob­bia­mo es­se­re mes­si in con­di­zio­ni di com­pe­te­re con le stes­se leve del­le al­tre in­du­strie. Non lo di­cia­mo per mo­ti­vi cor­po­ra­ti­vi: sen­za in­du­stria non c'è l'I­ta­lia”. In­fi­ne, Bo­no­mi, par­lan­do di sin­da­ca­ti e del Pat­to per l'I­ta­lia, che lan­ciò nel­la sua pri­ma As­sem­blea da Pre­si­den­te di Con­fin­du­stria, ha ri­cor­da­to quan­to sia sta­ta un'oc­ca­sio­ne per­sa, “avrem­mo po­tu­to af­fron­ta­re mol­ti pro­ble­mi che oggi sono sul ta­vo­lo. Si apre una sta­gio­ne im­por­tan­te di con­trat­ti: mi au­gu­ro che pre­val­ga il sen­so di re­spon­sa­bi­li­tà, guar­dan­do non gli in­te­res­si cor­po­ra­ti­vi ma quel­li del pae­se”.

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