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Sette giorni - newsletter di Confindustria del 19 gennaio 2024





I temi della settimana 

  

BONOMI A REPUBBLICA: DOPO IL COVID EUROPA SENZA SOLIDARIETA’, ORA AIUTI A INDUSTRIA 


“L'Eu­ro­pa è sta­ta so­li­da­le dopo il Co­vid, crean­do il Next ge­ne­ra­tion Eu e il fon­do Sure, ma da lì in avan­ti è tor­na­ta la vec­chia Eu­ro­pa, ogni Sta­to per con­to suo. Que­sto si­gni­fi­ca non co­glie­re l'ur­gen­za del­la sfi­da per la com­pe­ti­ti­vi­tà lan­cia­ta da Sta­ti Uni­ti e Cina. L'Eu­ro­pa vuo­le det­ta­re de­gli stan­dard, per esem­pio sul­la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca, ma ha gran­di fra­gi­li­tà: è un'e­co­no­mia di tra­sfor­ma­zio­ne, di­pen­den­te sul­le ma­te­rie pri­me, con un co­sto del­l'e­ner­gia più alto. Il pri­mo mi­ni­stro del Bel­gio pre­sen­tan­do il suo se­me­stre di pre­si­den­za Ue ha fat­to un'a­na­li­si chia­ra: dopo le ele­zio­ni eu­ro­pee sarà fon­da­men­ta­le un In­du­strial Act, al­tri­men­ti avre­mo gros­si pro­ble­mi di pro­du­zio­ne e oc­cu­pa­zio­ne, e que­sto darà al­tro spa­zio ai mo­vi­men­ti an­ti­eu­ro­pei­sti”. Così il Pre­si­den­te di Con­fin­du­stria, Car­lo Bo­no­mi, in un’in­ter­vi­sta su Re­pub­bli­ca dal World Eco­no­mic Fo­rum di Da­vos. Per il Pre­si­den­te, “pos­so­no es­se­re gli eu­ro­bond o al­tri stru­men­ti. Ma se l'Eu­ro­pa de­ci­de di di­ven­ta­re cam­pio­ne mon­dia­le del­la so­ste­ni­bi­li­tà, per ren­de­re cre­di­bi­le que­sto obiet­ti­vo, deve pre­ve­de­re una fi­nan­za ade­gua­ta ad in­ve­sti­men­ti che sono enor­mi”. Sul­la tran­si­zio­ne am­bien­ta­le, Bo­no­mi ha af­fer­ma­to che “Bru­xel­les ha ac­ce­le­ra­to su vari dos­sier sen­za va­lu­tar­ne dav­ve­ro gli im­pat­ti. Noi in­du­stria­li non sia­mo con­tra­ri alla tran­si­zio­ne, ma va ac­com­pa­gna­ta. In Ger­ma­nia e Fran­cia la pau­ra del ceto me­dio è sem­pre più for­te. Fi­gu­ria­mo­ci in Ita­lia, che ha po­chis­si­me ri­sor­se fi­sca­li”. In me­ri­to alla cri­si di Ex Ilva, Bo­no­mi ha ri­cor­da­to che “l'ac­cia­io di Sta­to l'ab­bia­mo già avu­to ed è fal­li­to. È un set­to­re mol­to com­ples­so. Se in­ter­vie­ne lo Sta­to per sal­va­guar­da­re l'im­pre­sa e l'oc­cu­pa­zio­ne lo deve fare aven­do pron­to un pia­no stra­te­gi­co di usci­ta, in­di­vi­duan­do i pos­si­bi­li part­ner. Se in­ve­ce l'i­dea è ri­sol­ve­re un pro­ble­ma elet­to­ra­le è l'en­ne­si­mo er­ro­re gra­ve, che pa­ghe­re­mo tut­ti sen­za ri­sol­ve­re il pro­ble­ma". 

 

DG LANGELLA IN AUDIZIONE: RILANCIARE IL WTO PER SOSTENERE IL MULTILATERALISMO. MISURE PROTEZIONISTICHE ACUISCONO INCERTEZZA 


“Il mer­ca­to glo­ba­le è aper­to e gli scam­bi, pur in ral­len­ta­men­to, si man­ten­go­no poco al di sot­to dei mas­si­mi sto­ri­ci, ma è sog­get­to a per­si­sten­ti squi­li­bri e asim­me­trie e la go­ver­nan­ce mul­ti­la­te­ra­le del com­mer­cio è for­te­men­te de­te­rio­ra­ta". Così il Di­ret­to­re Ge­ne­ra­le di Con­fin­du­stria, Raf­fae­le Lan­gel­la, in au­di­zio­ne di fron­te alla Com­mis­sio­ne af­fa­ri este­ri e co­mu­ni­ta­ri del­la Ca­me­ra, nel­l'am­bi­to del­l'in­da­gi­ne co­no­sci­ti­va sul­le “di­na­mi­che del com­mer­cio in­ter­na­zio­na­le e l'in­te­res­se na­zio­na­le”. “Sul­lo sfon­do – ha ri­le­va­to Lan­gel­la - l'or­mai ine­stri­ca­bi­le in­trec­cio di in­te­res­si of­fen­si­vi e di­fen­si­vi in ma­te­ria di si­cu­rez­za, ener­gia e pri­ma­to di­gi­ta­le che si ri­ver­sa sul com­mer­cio at­tra­ver­so mi­su­re pro­te­zio­ni­sti­che che acui­sco­no l'in­cer­tez­za ren­do­no i mer­ca­ti e le scel­te di in­ve­sti­men­to sem­pre meno in­tel­li­gi­bi­li. Si trat­ta – ha sot­to­li­nea­to – di una pre­oc­cu­pa­zio­ne im­me­dia­ta per l'I­ta­lia e per l'Eu­ro­pa alla luce del­le cre­scen­ti fri­zio­ni geo­po­li­ti­che, de­gli svi­lup­pi nel­la pro­du­zio­ne e nei con­su­mi glo­ba­li, del­la di­stri­bu­zio­ne de­mo­gra­fi­ca ed eco­no­mi­ca glo­ba­le e del­le sfi­de po­ste dal­le tran­si­zio­ni ener­ge­ti­ca, am­bien­ta­le e di­gi­ta­le. La di­plo­ma­zia d'af­fa­ri è par­te del­la so­lu­zio­ne, an­che a li­vel­lo na­zio­na­le, tut­ta­via, come par­te in­te­gran­te di un bloc­co geoe­co­no­mi­co che ha as­sun­to da lun­go tem­po la com­pe­ten­za esclu­si­va sul­la po­li­ti­ca com­mer­cia­le, le ri­spo­ste di­pen­do­no in lar­ga mi­su­ra dal­l'u­ni­ta­rie­tà, dal­la cre­di­bi­li­tà e dal­l'as­ser­ti­vi­tà del­l'U­nio­ne eu­ro­pea in am­bi­to mul­ti­la­te­ra­le”. Sia­mo di fron­te ad uno sce­na­rio in cui “la cri­si del Wto – ha evi­den­zia­to Lan­gel­la - è evi­den­te, con bloc­chi e man­can­za di ri­so­lu­zio­ne del­le con­tro­ver­se. È tem­po di ri­for­me si­gni­fi­ca­ti­ve per far fron­te alle sfi­de at­tua­li". Il Dg si è quin­di sof­fer­ma­to sul­la ri­for­ma del Wto, "un’or­ga­niz­za­zio­ne de­bi­li­ta­ta ma in­di­spen­sa­bi­le, quan­to meno, per tra­ghet­ta­re la co­mu­ni­tà in­ter­na­zio­na­le ver­so un ipo­te­ti­co, oggi in­cer­to, nuo­vo or­di­ne mon­dia­le del com­mer­cio e de­gli in­ve­sti­men­ti".

 


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