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Sette giorni - newsletter di Confindustria del 17 novembre 2023


I temi della settimana BONOMI IN AUDIZIONE: MANOVRA INCOMPLETA, MANCANO MISURE DI STIMOLO AGLI INVESTIMENTI È una ma­no­vra ra­gio­ne­vo­le per­ché con­cen­tra le po­che ri­sor­se di­spo­ni­bi­li sul­la ri­du­zio­ne per il 2024 del cu­neo con­tri­bu­ti­vo, ma in­com­ple­ta per l'as­sen­za di so­ste­gni agli in­ve­sti­men­ti pri­va­ti e di una stra­te­gia fi­na­liz­za­ta alla cre­sci­ta e alla com­pe­ti­ti­vi­tà”. Con­si­de­ran­do an­che la de­le­ga fi­sca­le, per Bo­no­mi “sia­mo nel­la ra­ris­si­ma oc­ca­sio­ne di una ma­no­vra che to­glie sol­di al si­ste­ma pro­dut­ti­vo. Su 30 mi­liar­di di mi­su­re espan­si­ve qua­si il 55% vie­ne de­di­ca­to ai la­vo­ra­to­ri e solo il 9,4% alle im­pre­se. Nel­la de­le­ga fi­sca­le si dà un mi­liar­do per in­cen­ti­va­re le as­sun­zio­ni sul­la base Ires ma vie­ne tol­ta l'A­ce, per 4,6 mi­liar­di. Sia­mo in ne­ga­ti­vo di un mi­liar­do”. Così il Pre­si­den­te di Con­fin­du­stria, Car­lo Bo­no­mi, in­ter­ve­nen­do in au­di­zio­ne sul­la Leg­ge di Bi­lan­cio pres­so le Com­mis­sio­ni riu­ni­te Bi­lan­cio di Ca­me­ra e Se­na­to, a Pa­laz­zo Ma­da­ma. “Gli in­cen­ti­vi per as­su­me­re sono sol­di pub­bli­ci but­ta­ti via: non vo­glia­mo sol­di per fare il no­stro me­stie­re, tra l'al­tro non tro­via­mo le per­so­ne. Dal giu­gno 2021, quan­do è sca­du­to il bloc­co dei li­cen­zia­men­ti, ab­bia­mo as­sun­to un mi­lio­ne di per­so­ne. I sol­di si met­ta­no su­gli in­ve­sti­men­ti che dob­bia­mo fare per ag­gan­cia­re le tran­si­zio­ni”, ha det­to il Pre­si­den­te, se­con­do cui “la man­can­za di mi­su­re su­gli in­ve­sti­men­ti in­de­bo­li­sce strut­tu­ral­men­te la scel­ta del­la leg­ge di bi­lan­cio e la va­lu­ta­zio­ne da par­te dei mer­ca­ti. Ab­bia­mo un maxi de­bi­to pub­bli­co e l'in­cer­tez­za sui mer­ca­ti non è quel­lo che ser­ve”, ha det­to Bo­no­mi sot­to­li­nean­do che è in­te­res­se del Pae­se ar­ri­va­re ad una so­lu­zio­ne sul pat­to di sta­bi­li­tà. Man­ca­no in­ter­ven­ti per gli in­ve­sti­men­ti in R&S, non c'è trac­cia del pia­no In­du­stria 5.0, vie­ne tut­to ri­man­da­to alla ri­de­fi­ni­zio­ne de­gli obiet­ti­vi del Pnrr. Au­spi­chia­mo che tut­to av­ven­ga en­tro la fine del­l'an­no, ma non di­pen­de solo da noi. Non pos­sia­mo aspet­ta­re: è in gio­co la com­pe­ti­ti­vi­tà del pae­se”. REGOLAMENTO UE IMBALLAGI: IMPRESE IN AUDIZIONE, FORTE ALLARME A RISCHIO INTERE FILIERE Nuo­vo al­lar­me del­le im­pre­se sul re­go­la­men­to Ue su­gli im­bal­lag­gi. In una nota con­giun­ta Con­fin­du­stria, Con­fa­gri­col­tu­ra, Con­f­com­mer­cio, Con­far­ti­gia­na­to, Con­f­coo­pe­ra­ti­ve, Fe­der­di­stri­bu­zio­ne, Ca­sar­ti­gia­ni e Claai, in au­di­zio­ne alla Ca­me­ra sul­la pro­po­sta di re­go­la­men­to eu­ro­peo dove è in­ter­ve­nu­to il di­ret­to­re ge­ne­ra­le di Con­fin­du­stria Raf­fae­le Lan­gel­la - ri­ba­di­sco­no "l'as­so­lu­ta ne­ces­si­tà di fare pres­sio­ne sul­le Isti­tu­zio­ni eu­ro­pee per un mag­gio­re buon sen­so ed equi­li­brio nel­l'in­tro­du­zio­ne del­la nuo­va di­sci­pli­na". Se­con­do le otto associazioni :"è a ri­schio ol­tre il 30% del pro­dot­to in­ter­no lor­do del Pae­se, de­ci­ne di mi­glia­ia di im­pre­se e cen­ti­na­ia di mi­glia­ia di po­sti di la­vo­ro. Sono molti gli aspetti del provvedimento valutati come critici che, se approvato, rischiano di danneggiare un intero sistema di eccellenza. Parliamo dei molteplici settori produttori di imballaggi, i loro fornitori di materie prime, dell’intera industria italiana del riciclo, delle imprese che utilizzano tali imballaggi per commercializzare ed esportare merci in Italia e all’estero, dall’agricoltura a tutte le filiere della produzione alimentare e della ristorazione, dalla cosmetica alla farmaceutica, dai pubblici esercizi al turismo, dalla piccola, media e grande distribuzione organizzata, al vending, alla logistica, ai produttori di macchinari. Ciò che più preoccupa della proposta è la mancanza totale di neutralità tecnologica. Il governo si è assunto l’impegno di farsi portatore delle istanze delle imprese, ma nelle prossime settimane i negoziati istituzionali giungeranno ad una fase decisiva. In vista del voto in plenaria del Parlamento europeo, previsto per il prossimo 22 novembre, e dell’intenzione della Presidenza spagnola di accelerare ulteriormente il negoziato e far approvare un orientamento generale già al Consiglio ambiente del 18 dicembre, abbiamo ritenuto doveroso richiamare di nuovo l’attenzione delle Istituzioni italiane per i forti timori di pregiudizi irreversibili per l’economia e le filiere strategiche del Paese. CONFINDUSTRIA E IL SOLE 24 ORE PRESENTANO “ITALY X”, LA CERTIFICAZIONE DI ECCELLENZA PER LE AZIENDE ITALIANE L’italianità è una leva di competitività per la nostra industria, che si fonda sulla capacità di creare prodotti belli e ben fatti, curati nei particolari e nel design. Con questa iniziativa vogliamo rafforzare la visibilità delle competenze e del know delle imprese italiane e la loro forte identificazione con il metodo italiano di produrre. Proteggere e valorizzare queste caratteristiche è il nostro obiettivo”. Così Maurizio Marchesini, Vice Presidente per le Filiere e le Medie Imprese di Confindustria, ieri alla presentazione di "Italy X" , la certificazione, di durata biennale, messa a punto da Il Sole 24 Ore in collaborazione con Confindustria. Un progetto unico in Italia creato per riconoscere, attribuire valore e dare visibilità alle imprese che incarnano e rappresentano i valori dell’italianità: ricerca della qualità, stile, cura del dettaglio e creatività. La certificazione consente di individuare le imprese dotate della capacità di ideare, progettare, innovare e produrre secondo i tratti distintivi della tradizione italiana, andando oltre la semplice fabbricazione del prodotto. Il conseguimento del marchio da parte della singola azienda è subordinato al superamento di un audit condotto da primari enti di certificazione indipendenti sulla base di un Disciplinare definito da Il Sole 24 Ore. La Certificazione è rivolta a due target di imprese del comparto manifatturiero: da un lato le PMI fino a 50 milioni di fatturato all’anno e dall’altro le Grandi Aziende con fatturato superiore ai 50 milioni all’anno. Alla scadenza della certificazione è previsto il rinnovo attraverso un nuovo audit. Tutte le informazioni sull’iniziativa sono disponibili nel sito dedicato: www.italy-x.com. PMI DAY: ANCORA NUMERI RECORD DI PARTECIPAZIONE. LA LIBERTA’ AL CENTRO DEGLI INCONTRI TRA GIOVANI E IMPRESE Nuovo record per il PMI DAY 2023: l’iniziativa, giunta alla quattordicesima edizione, prosegue il suo trend di crescita. Al via oggi la Giornata Nazionale delle Piccole e Medie Imprese, organizzata da Piccola Industria Confindustria insieme alle associazioni del Sistema, con una serie di iniziative in simultanea in tutte le regioni, programmate anche in altre date. Circa 1.300 le imprese coinvolte, quasi 700 le scuole medie e superiori e oltre 49.000 i partecipanti: numeri che confermano e superano il record raggiunto lo scorso anno. In campo tutte le Associazioni territoriali del Sistema che hanno aderito all’iniziativa insieme ad Assosistema, Confindustria Moda e Federchimica. Al centro, ancora una volta, l’impegno delle imprese nel raccontarsi ai giovani attraverso incontri e visite guidate in azienda che coinvolgono, oltre agli studenti, anche insegnanti, famiglie, istituzioni locali e stampa. Un importante momento di confronto in cui le imprese riaffermano il loro ruolo di attore sociale sul territorio, soprattutto alla luce dell’enorme gap di competenze e figure professionali tecnico-scientifiche che affligge il Paese. Dal 2010, anno di nascita della manifestazione, le Pmi di Confindustria hanno aperto le loro porte complessivamente ad oltre 500mila ragazzi. “Quest’anno abbiamo voluto dedicare il PMI DAY al tema della libertà perché, oggi più che mai, è un valore di cui avere maggiore consapevolezza e verso cui rinnovare l’impegno proprio perché profondamente minato dalla grande instabilità e dai conflitti che coinvolgono Ucraina e Medio Oriente – ha commentato il presidente della Piccola Industria di Confindustria Giovanni Baroni. INDUSTRIA 5.0, DA ROS: TRASFORMARE LA TRANSIZIONE ECOLOGICA IN OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO SOSTENIBILE “Il capitalismo sta evolvendo e le imprese sono chiamate non più a produrre valore ma valori: economici, sociali e ambientali. Il business in chiave 5.0 mette l’uomo al centro e chiarisce che quello sulle persone è, oggi, un investimento industriale. Tutto questo si traduce in investimenti per le imprese ma, senza politiche pubbliche che li supportino e che siano guidate dal criterio della neutralità tecnologica, rischia di trasformarsi in un costo insostenibile e di far perdere al Paese quote di competitività. Bisogna stimolare gli investimenti innovativi, per trasformare la sfida della transizione ecologica in una grande opportunità di sviluppo sostenibile”. Così Katia Da Ros, Vicepresidente di Confindustria per Ambiente, Sostenibilità e Cultura all’evento “In­du­stria 5.0: il fu­tu­ro è qui” dove è intervenuto il Pre­si­den­te Carlo Bo­no­mi che ha ribadito: “La tran­si­zio­ne of­fre op­por­tu­ni­tà, ma ci sono an­che mol­ti ri­schi. Bi­so­gna es­se­re rea­li­sti e su­pe­ra­re l’ap­proc­cio re­gres­si­vo. Non si può sca­ri­ca­re tut­to sul­le im­pre­se”.Anche il Vicepre­si­den­te per fi­lie­re e me­die im­pre­se, Mau­ri­zio Mar­che­si­ni ha confermato che in Eu­ro­pa c’è un pro­ble­ma ideo­lo­gi­co: “si vo­glio­no ot­te­ne­re ri­sul­ta­ti in temi di ri­du­zio­ne del­le emis­sio­ni fa­cen­doci re­gre­di­re ri­spet­to alla con­di­zio­ne at­tua­le. Non ser­vo­no sec­che im­po­si­zio­ni ma po­li­ti­che in­du­stria­li”. Presentata una ricerca sullo stato dell’arte della sostenibilità in Italia, in cui è emerso che gli italiani continuano a prediligere prodotti di alta qualità, ma il prezzo resta un determinante critico: il 92% considera la qualità e l'89% il costo come i principali fattori di acquisto.

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